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PARTIAMO DALLE DEFINIZIONI

Il progetto “Mamma che Lavoro” è iniziato quasi contestualmente alla nascita di mio figlio, 7 anni fa….

Quando è nato Tommaso, infatti, è cresciuta in me la certezza di voler essere presente nella sua vita, nei momenti più significativi ma anche di mantenere e anzi arricchire la mia posizione professionale.

Ho analizzato l’ambiente che mi circondava, cercando di capire le ragioni per cui la realizzazione di entrambi questi obiettivi fosse difficile e, in certi contesti, quasi impossibile, tanto da indurre spesso la lavoratrice a dimettersi o ad accontentarsi di una posizione professionale insoddisfacente, di ripiego.

Ho assodato la convinzione che in realtà il nostro Paese a livello normativo offre molte possibilità` di conciliazione e tutele; il Testo Unico sulla Maternità e sulla Paternità, il d.lgs 26 marzo 2001 n. 151, che disciplina in modo assai completo le varie forme di astensione e, inoltre, negli ultimi anni all’interno delle varie Leggi di Stabilità sono previsti incentivi volti a favorire il rientro dalla maternità o comunque a consentire forme di conciliazione famiglia- lavoro.

Ho, quindi, capito che ciò che manca è proprio la conoscenza e il sostegno sociale, che puo` nascere solo dalla consapevolezza che l’accudimento di un bambino non e` solo un diritto ma anche un dovere sociale, per garantire il futuro del Paese.  La maternità, per altro sviluppa delle capacita` uniche nella lavoratrice, dovrebbe dunque essere vista dalle aziende non in modo diffidente ma come valore aggiunto in quanto moltiplicatore di capacita e di competenza.

Nel tentativo di diffondere questa consapevolezza proviamo a fare chiarezza circa le varie forme di astensione che la normativa nazionale prevede.

La normativa italiana sulla maternita` e paternita`.

Partiamo dalle cose più semplici ma non per questo meno importanti…

L’art. 2 del Testo Unico sulla Maternità e sulla Paternità fornisce le seguenti definizioni delle astensioni previste e poi disciplinate negli articoli successivi.

La normativa prevede quattro diverse forme di congedo ciascuno dei quali presenta caratteristiche diverse sia in termini di durata che con riferimento alle modalità di fruizione.

a) “congedo di maternita”: astensione obbligatoria dal lavoro della lavoratrice;

b) “congedo di paternita: astensione dal lavoro del lavoratore, fruito in alternativa al congedo di maternita’;

c) “congedo parentale”: astensione facoltativa della lavoratrice o del lavoratore;

d) “congedo per la malattia del figlio” l’astensione facoltativa dal lavoro della lavoratrice o del lavoratore in dipendenza della malattia stessa.

Quale è la corretta definizione di lavoratrice e lavoratore?

“lavoratrice” o “lavoratore”, sono i dipendenti, compresi quelli con contratto di apprendistato, di amministrazioni pubbliche, di privati datori di lavoro nonche’ i soci lavoratori di cooperative.

Nelle prossime settimane commenterò altri articoli del Testo Unico più dettagliati e più specifici…continuate a seguirci!

Simona Fontana

#vitamineditestounico #mammachelavoro #conciliazione

 

 

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