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Diritto alla Disconnessione

Al fine di poter legittimamente introdurre all’interno di un contesto aziendale una modalità di lavoro agile è necessario redigere un accordo integrativo del contratto individuale di ciascun lavoratore.

Importante ribadire che il lavoro agile non è una nuova tipologia contrattuale quanto piuttosto una differente organizzazione del rapporto di lavoro che comporta una modifica nella mentalità sia manageriale sia dei lavoratori nel reinterpretare  e vivere il rapporto di lavoro.

Tale accordo deve altresì individuare i tempi di riposo del lavoratore nonché le misure tecniche ed organizzative necessarie per assicurare la disconnessione del lavoratore dalle strumentazioni tecnologiche di lavoro

Grazie allo smartworking è nato un diritto di nuova generazione: il “diritto alla disconnessione” che si sostanzia nel diritto del lavoratore a disconnettersi in determinate ore della giornata ed afferisce, quindi, al rispetto dei periodi minimi di riposo giornaliero.

La finalità, quindi, è di proteggere il lavoratore agile da una eccessiva ingerenza della vita lavorativa nella sua vita privata; ciò in quanto il venir meno di un chiaro riferimento temporale della prestazione non deve comunque far venir meno la necessità del lavoratore al riposo e la possibilità di gestire la propria vita lavorativa e privata in maniera ottimale.

Nel nuovo contesto tecnologico ed organizzativo all’insegna del working any time, anywhere si pone il problema di assicurare al lavoratore la disconnessione dalle strumentazioni informatiche.

Il diritto alla disconnessioni può essere definito da un lato come strumento per assicurare la salute del lavoratore contro i rischi di overworking e della costanze connessione al lavoro, dall’altro quale strumento per mantenere una distinzione tra sfera privata e sfera professionale ed assicurare la possibilità di un corretto bilanciamento tra tempi di lavoro e tempi della vita personale

 

Il lavoro agile, come dichiarato da autorevole dottrina (G. Di Corrado) deve assicurare che “venga arginato lo sconfinamento del tempo di lavoro nel tempo di vita, ovvero che la dimensione personale del lavoratore agile venga preservata dall’invasione di quella lavorativa”

Il rischio è altrimenti quello di una dilatazione smisurata della giornata lavorativa che può comportare, se non adeguatamente gestite, situazioni di tecnostress, overworking, burnout… .

 

La tematica dei tempi di riposo del lavoro è espressamente prevista all’interno dell’art. 9 del d.lgs 66/2003 che testualmente prevede: “il lavoratore ha diritto a undici ore di riposo consecutivo ogni ventiquattro ore. Il riposo giornaliero deve essere fruito in modo consecutivo fatte salve le attività caratterizzate da periodi di lavoro frazionali durante la giornata o da regimi di reperibilità” nonché negli articoli art. 36 “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa” e 32 “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge” della Costituzione.

La stessa Corte di Giustizia nella direttiva n. 93/2004 ha evidenziato che “ogni lavoratore deve, in particolare, beneficiare di periodi di riposo adeguati che, oltre ad essere effettivi, consentendo alle persone interessate di recuperare la fatica dovuta al lavoro, devono anche rivestire un carattere preventivo tale da ridurre il più possibile il rischio di alterazioni della sicurezza e della salute dei lavoratori che l’accumulo di periodi di lavoro senza il necessario riposo può rappresentare”

Fondamentale, quindi, è la predisposizione di un accordo il più dettagliato e preciso possibile in cui vengano esplicitate le modalità di esercizio da parte del lavoratore di tale diritto di disconnessione tramite ad esempio la previsioni di fasce di reperibilità con vincoli massimo di orario, attraverso l’ utilizzi di misure radicali di spegnimento dei server aziendali o tramite attività di formazione rispetto alla gestione del tempo.

 

Vi lascio il link di un articolo molto interesante scritto da Fausta Faini in cui viene approfondito il significato “sociale” del termine “disconessione”.

Buona lettura!!

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