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MAMMA CHE LAVORO

LEGGE DI BILANCIO 2019: IL “PACCHETTO FAMIGLIA” . Alcune riflessioni in attesa dell’approvazione definitiva.

In questi giorni si sta parlando tanto del “Pacchetto Famiglia” inserito nella Legge di Bilancio 2019.

Il testo di questo maxi-emendamento non è ancora legge, in quanto pur essendo gia` stato approvato dalla Camera deve ancora seguire l’intero iter parlamentare per l’approvazione definitiva e diventare, quindi, legge pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale. Nonostante cio` vista l’importanza dell’argomento desideriamo condividere alcune riflessioni.

In attesa dunque che possano o meno essere confermate, vediamo insieme quali misure conciliative prevede.

Desideri leggere cosa prevede attualmente il Jobs Act in materia di congedo parentale? Link al blog

 

L’emendamento affronta diversi aspetti:

 

  • Congedo di Maternita`, ossia la Maternita` Obbligatoria.

Il testo prevede la possibilità di usufruire dei 5 mesi di congedo dopo il parto. Quindi, se venisse approvata tale modifica al Testo Unico sulla Maternità e Paternità verrebbe introdotta una nuova opportunità per la madre nel senso che potrebbe usufruire del congedo di maternità non solo due o un mese (previo accertamento del medico) prima del parto e 3 mesi dopo, ma tutti i 5 mesi successivamente alla nascita del proprio figlio e, quindi, potrebbe lavorare fino al nono mese di gravidanza.

Per usufruire di tale possibilità deve però essere rilasciato un apposito certificato da un  medico facente parte del Servizio Sanitario Locale, che attesti il buono stato di salute della madre e del bambino.

  • Congedo di Paternità.

Solo per l’anno 2019 sono stati elevati a 5 i giorni di astensione obbligatoria per il papa` da usufruire nei primi 5 mesi di vita del bambino. Sembra sia stata prorogata al 2019 anche la possibilità di utilizzare un ulteriore giorni di congedo, facoltativo, da usufruire in alternativa alla madre. In altre parole se il padre vuole avvalersi di tale giorno, lo stesso viene tolto alla maternità obbligatoria.

 

  • Bonus Asilo.

Hai gia` letto l’articolo dedicato al Bonus Asilo? http://mammachelavoro.simonafontana.it/

L’importo per il triennio 2019-2021 è stato innalzato a 1.500 Euro.

Poi dal 2022 l’importo sarà determinato da un apposito decreto ministeriale da approvare entro il 2021. In ogni caso il bonus non potrà scendere sotto i 1.000 Euro.

 

Non mancheremo di aggiornarvi sull’iter di approvazione della Legge di Bilancio e, quindi sull’operatività effettiva delle misure sopra indicate.

BONUS ASILO NIDO

 

Anche per il 2019 è stato confermato il “Bonus Asilo Nido”, scopriamo insieme in che cosa consiste nello specifico.

 

Chi puo` usufruire del bonus?

Questa misura può essere usufruita dalle famiglie a prescindere dal loro reddito e quindi indipendentemente dall’Isee, in quanto la sua erogazione da parte dell’I.N.P.S. dipende solo dal possesso di alcuni specifichi requisiti.

Ne discende che tale misura risulta essere molto utilizzata e rappresenta certamente un valido supporto per le famiglie.

 

A chi si rivolge?

Il “Bonus Asilo Nido” è rivolto sia alle famiglie i cui bambini frequentano il nido (pubblico o privato) sia alle famiglie con figli affetti da gravi patologie croniche di età inferiore ai 3 anni a causa delle quali sono impossibilitati a frequentare l’asilo.

In tal caso il contributo mira, quindi, a fornire un sostegno economico per l’assistenza domiciliare.

 

Come viene erogato?

Il “Bonus Asilo Nido” usufruibile dalle famiglie di bimbi che frequentano l’asilo nido l’importo complessivo è di 1.000 euro su un totale di 11 mensilità, per un importo mensile di € 90,91.

Mentre con riguardo, invece, al bonus usufruito dalle famiglie per le cure domiciliari dei propri figli l’importo viene corrisposto al genitore richiedente in unica rata in seguito alla presentazione della documentazione medica in cui viene accertata l’impossibilità del bambino a frequentare gli asili nido in ragione di una grave patologia cronica.

La domanda deve essere inoltrata direttamente all’INPS e nella richieste deve essere indicato quale bonus si intende usufruire (Bonus Nido o Contributo per l’introduzione di forme di supporto nell’abitazione) nonché le mensilità per le quali intende ottenere il rimborso.

Inoltre deve essere allegato un documento che dimostra il pagamento almeno della prima retta relativa al primo mese di frequenza dell’asilo nido, oppure la documentazione (per i soli asili nido pubblici) che certifica l’avvenuta iscrizione.

I “Bonus Asilo Nido” vengono erogati sino ad esaurimento; e quindi, viene rispettato l’ordine di inoltro delle singole richieste e qualora sia stato raggiunto il limite di risorse stanziate, l’INPS non prenderà più in considerazione altre domande.

Per il 2018 sono stati stanziati 250.000,00 euro mentre, sebbene sia stato confermato il “Bonus Asilo Nido” per il 2019 non è ancora stato definito l’importo.

 

Requisiti richiesti?

La domanda può essere presentata dal genitore di un minore nato o adottato dal 1 gennaio 2016 in possesso dei seguenti requisiti che devono esistere al momento della domanda nonché nel corso di ogni erogazione del contributo

I requisiti consistono:

  • cittadinanza italiana;
  • cittadinanza UE;
  • permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo;
  • carte di soggiorno per familiari extracomunitari di cittadini dell’Unione europea; (art. 10, decreto legislativo 6 febbraio 2007, n. 30);
  • carta di soggiorno permanente per i familiari non aventi la cittadinanza dell’Unione europea (art. 17, d.lgs. 30/2007);
  • status di rifugiato politico o di protezione sussidiaria;
  • residenza in Italia.

 

I requisiti richiesti per poter usufruire del contributo devono sussistere durante l’intero periodo in cui si usufruisce del contributo e con riferimento al contributo per il pagamento dell’asilo nido devono essere confermati ogni mese.

 

 

Casi di decadenza del “Bonus Asilo Nido”

L’INPS interrompe l’erogazione dell’assegno a partire dal mese successivo all’effettiva conoscenza di uno dei seguenti eventi che determinano decadenza:

  • perdita della cittadinanza;
  • decesso del genitore richiedente;
  • decadenza dall’esercizio della responsabilità genitoriale;
  • affidamento esclusivo del minore al genitore che non ha presentato la domanda (affidamento del minore a terzi).

 

Tale contributo, unitamente ad altri già confermati o ancora in attesa di approvazione, rappresenta certamente un valido e importante supporto per le famiglie in cerca di efficaci soluzioni di conciliazione famiglia  lavoro.

Vuoi conoscere forme di conciliazione auspicabili? (http://mammachelavoro.simonafontana.it/  )

 

Voi ne avete usufruito nel 2019?

Raccontateci la vostra esperienza.

Grazie

Simona

Conciliazione e smartworking

In questo articolo dal titolo molto interessante “ se il lavoro è flessibile, la madre guadagna di più” vengono riportati i risultati di una ricerca condotta in Canada  dalla sociologa Sylvia Fuller,  nellaquale è emerso che nel momento in cui le aziende promuovono il lavoro flessibile, l’assunzione di donne e donne madri non rappresenta più un problema. Secondo questo studio la flessibilità non solo rende più facile per le lavoratrici svolgere bene il proprio compito, ma allevia che la preoccupazione del datore di lavoro riguardo il buon svolgimento del compito assegnato.

Lo smartworking: di cosa si tratta?

Negli ultimi tempi si parla spesso di smartworking, di aziende che hanno deciso di introdurre questa nuova modalità lavorativa, evidenziando i grandi benefici ottenuti in termini di aumento non solo della produttiva ma anche dell’efficienza ed efficacia, grazie a un una maggiore fidelizzazione del proprio dipendente.

Lo smarworking e` infatti una nuova modalita` di organizzazione del lavoro basata innanzitutto sulla flessibilità, si tratta in altri termini di lavoro agile. Alla base vi e` infatti una nuova mentalità che rappresenta il superamento della cultura che ha caratterizzato nel passato il mondo del lavoro: ossia il passaggio dal lavoro “a timbratura del cartellino ”al lavoro “per obiettivi”. Ne consegue che al lavoratore viene lasciata ampia libertà di organizzazione a patto che realizzi nei termini previsti gli obiettivi prefissati.
In altre parole  lo smartworking (o lavoro agile) non rappresenta una nuova tipologia contrattuale ma piuttosto una nuova modalità organizzativa che consente ai dipendenti di lavorare da remoto, senza la presenza fisica in ufficio .

Lo smartworker, ossia il lavoratore agile.

Lo smarkworker è un lavoratore dipendente che esegue la prestazione professionale fuori dai locali aziendali, talvolta anche per un solo giorno a settimana, mediante l’utilizzo di strumenti tecnologici per lavorare da remoto, ossia senza postazione fissa in ufficio. I benefici che ne conseguono sono molteplici in quanto il lavoratore a cui viene riconosciuta questa nuova modalita` di lavoro si sente considerato parte integrante delle scelte aziendali e valorizzato non solo a livello prettamente remunerativo (aspetto certamente importante e degno di pregio) ma anche come persona. Le sue esigenze infatti non sono percepite come il frutto di mere richieste personali del tutto avulse dalla realtà aziendale ma diventano scelte condivise e valorizzate dalla stessa azienda che le vive come necessità primaria da soddisfare per la crescita dell’azienda stessa.

Lo smartworking e i benefici per l’economia.

Lo smartworking può svolgere un ruolo determinante per stimolare l’economia; attraverso la riduzione di costi fissi per la gestione rigida di uffici e spazi di lavoro, spesso sovradimensionati e inutilizzati; le imprese possono infati liberare risorse da reinvestire nella crescita e nell’occupazione. Grazie a modalità organizzative del lavoro che prevedono agilità e flessibilità si consente inoltre a molte persone, in particolare le mamme, di poter conciliare al meglio la propria vita professionale e personale e continuare a contribuire allo sviluppo economico del Paese nel suo complesso.

Incentivare lo smartworking significa dunque ridurre i costi fissi degli uffici, liberando così risorse che le aziende possono investire nella crescita e nell’occupazione.

Lo smartworking: la normativa.

La normativa, recentemente approvata, riconosce espressamente la possibilità di stipulare un accordo scritto tra lavoratore e datore di lavoro che disciplina appunto le modalità di esercizio del lavoro agile attraverso l’utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell’attività lavorativa. Tale accordo deve essere necessariamente stipulato per iscritto e deve disciplinare, in modo preciso e puntuale, le modalità esecutive della prestazione lavorativa svolta all’esterno dei locali aziendali anche con riguardo alle forme di esercizio del potere direttivo da parte del datore di lavoro e agli strumenti utilizzati dal lavoratore.
Tale accordo può essere a tempo determinato o a tempo indeterminato e, in tal caso, il recesso può avvenire con un preavviso non inferiore a trenta giorni. Il datore di lavoro garantisce la salute e la sicurezza lavoratore che svolge la prestazione in modalità di lavoro agile e a tal fine consegna al lavoratore, con cadenza almeno annuale, un’ informativa scritta nella quale sono individuati i rischi generali e i rischi specifici connessi alla particolare modalità di esecuzione del rapporto di lavoro.
Il riconoscimento dello smartworking all’interno di un testo normativo rappresenta certamente un importante progresso in quanto dimostra che è stata posta in modo concreto e reale l’attenzione sui problemi relativi alla conciliazione. Ora sta a noi tutti cercare di assicurarne un’applicazione efficace ed efficiente.

Mi piacerebbe molto conoscere il vostro punto di vista e ascoltare le testimonianze da chi ha applicato o giovato dello smartworking

Se vi fa piacere scrivetemi.

Simona Fontana

#mammachelavoro #conciliazione #smartworking #lavoroagile

LA SITUAZIONE LAVORATIVA DELLE MAMME ITALIANE

In questi mesi ho letto due articoli per nulla rassicuranti che evidenziano come la  situazione  lavorative delle mamme italiane non sia affatto incoraggiante. Questi dati sottolineano infatti come molte donne, soprattutto con figli di età inferiore ai 6 anni, di fronte alle incessanti difficoltà di conciliare vita lavorativa e vita familiare decidono di abbandonare il proprio lavoro.

E’ inevitabile che la lettura di queste statistiche mi abbia lasciato molto perplessa: nonostante nel corso della mia professione abbia spesso riscontrato l’esistenza di molti pregiudizi riguardo alle esigenze lavorative della lavoratrice donna e mamma, vedere quanta strada si debba ancora percorre per diffondere un’ effettiva e reale “conciliazione” non e` rassicurate, ma al tempo stesso mi incoraggia a proseguire nel mio progetto.

 

Serve un cambiamento culturale!

La lentezza di questo processo di concreta attuazione della conciliazione deriva dalla necessità di intraprendere un vero e proprio “cambiamento culturale” che porti a vedere la maternità non come un limite alla carriera professionale ma bensi`come un valore aggiunto che le aziende dovrebbero valorizzare. Come ho spesso affermato la maternita`e`infatti un vero e proprio moltiplicatore di capacità e di competenza.

Desidero sempre sottolineare, quando affronto questo argomento a me caro e ormai punto nevralgico della mia professione, che la normativa italiana offre molti strumenti conciliativi, ciò che manca è proprio la consapevolezza non tanto della loro esistenza quanto piuttosto delle possibilità di applicazione.

Iniziamo dal congedo parentale a ore: disciplina e modalita` di applicazione.

Tra i vari strumenti conciliativi previsti dalla normativa oggi analizziamo il congedo parentale.

Disciplina

Il Jobs Act ha introdotto la possibilità per i papa` e  le mamme di usufruire del congedo parentale non solo a giorni o mesi ma anche a ore.

Pertanto giornate o mesi di congedo parentale possono alternarsi con giornate lavorative in cui il congedo parentale è fruito invece, in modalità oraria.

Il Jobs Act ha inoltre previsto che la tale modalità di fruizione del congedo parentale può avvenire anche qualora la contrattazione collettiva non preveda nulla a riguardo e, quindi, può essere il frutto di un accordo tra il datore di lavoro e il lavoratore.

Modalita` di applicazione.

Il genitore che richiede l’agevolazione può usufruire di un astensione dal lavoro a ore pari alla metà delle ore lavorate e pagate nel mese precedente all’inizio del congedo parentale. Il lavoratore è tenuto ad avvisare dell’assenza per congedo almeno due giorni prima per il congedo orario.

Grazie a questa nuova modalità di fruizione del congedo è veramente possibile creare delle soluzione conciliative efficienti sia per il genitore sia per il datore di lavoro.

Ricordiamoci, infatti che il congedo parentale può essere usufruito sia dalla mamma sia dal papà

Conoscevate questa possibilità?

Simona Fontana

#mammachelavoro #conciliazione

Si può svolgere un‘altra attività lavorativa durante il congedo parentale? Vediamo insieme cosa ne pensa la Corte di Cassazione.

Comprendere il monde del lavoro: il valore delle Sentenze della Corte di Cassazione.

Al fine di comprendere il mondo del lavoro è necessario oltre che, conoscere la principale normativa nazionale di riferimento, anche analizzare il contenuto delle sentenze della Corte di Cassazione che riguardano situazioni specifiche e che meritano, quindi, particolare attenzione.

Cercherò, quindi, di indicarvi quelle che per me sono maggiormente interessanti perché riguardano contesti che possiamo vivere nel nostro quotidiano.

Il congedo parentale: diritti e doveri.

Nella sentenza che vi voglio raccontare i Giudici si sono trovati a dover affrontare la questione circa la possibilità per il padre, che decide di usufruire del congedo parentale, di svolgere un’ altra attività lavorativa (ad esempio della moglie) anziché occuparsi direttamente del proprio bimbo.

Il diritto di usufruire del congedo parentale viene qualificato come diritto potestativo: tale terminologia sta ad indicare che il soggetto titolare di tale diritto (in questo caso, quindi, il genitore) ha il pieno potere di realizzare una modificazione giuridica mentre l’altra parte non può fare altro che subire tale modificazione senza poter sollevare alcuna contestazione.

Con riferimento specifico al congedo parentale ciò sta a significare che ciascuno genitore può usufruire del congedo parentale quando lo ritiene opportuno (nei termini e con le modalità ovviamente previsti dalla normativa) e il datore di lavoro non può ostacolare al genitore l’esercizio di tale diritto.

Il Giudici hanno chiarito che i datori di lavoro hanno però la possibilità di esercitare il controllo circa le modalità di esercizio di tale diritto potestativo; hanno cioè la possibilità di verificare se il lavoratore utilizza effettivamente il congedo parentale al fine di prestare “cura” al proprio bambino.

Il congedo parentale: finalita`.

La finalità specifica del congedo parentale è, infatti, quella di garantire il rapporto del padre con la prole in modo da soddisfare bisogni affettivi e relazionali del bambino al fine dell’armonico e sereno sviluppo della sua personalità e del suo inserimento nella famiglia.  Tali esigenze richiedono necessariamente la presenza del padre accanto al proprio bambino e il loro soddisfacimento è certamente precluso qualora il padre, durante il congedo svolga altre attività lavorative anche se queste possono risultare utili per una migliore organizzazione familiare.

Deve, quindi, esistere un nesso causale diretto e incontestabile tra l’assenza dal lavoro e la cura del figlio.

La sentenza.

Nella sentenza indicata i Giudici, alla luce dei principi sopra richiamati, hanno ritenuto che il licenziamento intimato dal datore di lavoro per giusta causa (ossia per non aver effettivamente utilizzato il congedo per prestare le necessarie “cure” al proprio  bimbo) fosse pienamente legittimo.

Vi indico la sentenza: Corte di Cassazione, sez. Lavoro, 11 gennaio 2018 n. 509.

A presto

Simona Fontana

#mammachelavoro #conciliazione #congedoparentale

 

#mammachelavorointerviste

Credo che sentire le esperienze di donne e mamme, conoscere le difficoltà che quotidianamente si trovano a dover affrontare nel cercare di conciliare famiglia e lavoro sia importante e spesso salutare perchè ci fanno capire che non siamo sole e che certe problematiche sono “ordinarie” e che non siamo noi “sbagliate” nel percepirle. Ci fanno, insomma sentire più “normali”.

Oggi Elena di Carousel Equip

ci racconta la sua storia

Cos’è Carousel Equipe?

Carousel Equipe è un proposta di movimento risultante dal mio modo personale di intendere l’acrobatica.
È volontà espressiva e motoria, è desiderio di ricerca di un ordine diverso di regole note, è studio dei meccanismi biomeccanici che definiscono il funzionamento del nostro corpo nell’esplorazione dei suoi limiti, delle relazioni spaziali e delle interazioni che può sviluppare.
Carousel Equipe è l’intima necessità di dare un senso etico e di armoniaall’attività motoria.
Il progetto mira ad uno sviluppo educativo attraverso il movimento, ad un accrescimento emotivo in termini di autostima attraverso competenze; l’essenza di “Carousel Equipe” risiede nei concetti di SQUADRA, una comunione di individui pronti a supportarsi vicendevolmente per il raggiungimento di obiettivi peculiari, e nel vorticoso movimento del CAROSELLO, una giostra, un meccanismo in moto circolare perenne, che girando, scatena euforia, divertimento, energia. Carousel Equipe organizza corsi di Discipline Aeree Circensi eGinnastica Posturale Antalgica.

Cosa ti ha spinto a lasciare il tuo lavoro?

Sinteticamente: il bisogno di EQUILIBRIO.Dopo la nascita di mio figlio ho continuato a lavorare in ufficio nel ruolo di Assistente alla Direzione Commerciale per circa 14 mesi. La decisione di interrompere l’attività lavorativa è stata una scelta ponderata, conseguente a mesi di discussioni con il mio compagno, con i nonni..si è trattato di un’orientamento FAMILIARE e non squisitamente di una MIA scelta personale: se da una parte l’esigenza era quella di avere “due stipendi” così da garantire una certa tranquillità economica, dall’altra, una buona parte di queste entrate finivano con l’essere destinate a persone che si occupavano di nostro figlio in nostra assenza..il tutto per non perdere un posto di lavoro che generava ansie, incertezze e si palesava come completamente privo di alcuna prospettiva di crescita.

Ero infelice, insoddisfatta e logorata da sensi di colpa. Il dispendio energetico implicato dal passare circa 12 ore al giorno fuori casa, ed occuparmi al rientro dei miei cari, del ménage della casa, delle faccende quotidiane, per non parlare del gestire le innumerevoli malattie del piccolo.. era pura follia! le notti insonni? una regola.

Ho persino perso  “i primi passi” del mio bambino: una mattina come tante, l’ho portato al nido, gattonava. La sera camminava da solo.

NO, nella maniera più assoluta.Lavorare con l’Estero, specie per chi si occupa anche dell’aspetto logistico e finanziario delle transazioni commerciali, implica necessariamente occuparsi di questioni URGENTI in orari al di fuori dei “canonici”. Una figura di tipo commerciale in un’azienda è spesso è costretta a chiedere grandi sforzi alla Produzione o alla Logistica, ciò per assicurare un buon esito delle operazioni, e per garantire all’azienda stessa lavoro futuro tradotto in un moltiplicarsi di richieste e vendite. Inoltre parte del lavoro comprendeva visionare personalmente documenti e merce, per tanto, sarebbe stato impossibile portarlo avanti in un luogo differito. L’Assistente per “deontologia” deve essere presente e disponibile, ciò per il ruolo di subalternità al Responsabile 🙂

Se si quale è stata la posizione dell’azienda di fronte a tali tue richieste?

Immagino sarei stata demansionata più di quanto successe comunque: al rientro non avevo più la mia postazione, sgomitando riuscii in qualche settimana a ritagliarmi una nicchia, spendendomi anche nell’Import oltre che nell’Export…e per alcune questioni i clienti chiedevano (fortunatamente) di me.

Come influisce il lavoro sul tuo equilibrio personale?

Direi in maniera decisiva, per un fattore legato alla soddisfazione ed all’autostima. Abbandonare un posto di lavoro perchè NON SOSTENIBILE è (utilizzo un termine che sembrerà esagerato) un lutto personale ed un fallimento, socialmente parlando. In qualche modo è radicata nelle persone l’idea che sia del tutto normale, anzi, un valore pregevole, che la donna passi più tempo delle sue “ore di veglia” in un posto di lavoro, magari con mansioni manageriali, e che nel contempo abbia marito e figli.

Chiunque viva questa condizione sa perfettamente che il tempo ha una dimensione QUANTITATIVA oltre che qualitativa, e per quanto la qualità del tempo che trascorriamo ad occuparci di noi stessi e dei nostri cari sia ottimizzata, una quantità scarsa dello stesso implica necessariamente RINUNCE.Rinunce di tipo emotivo, valoriale. E le rinunce sono proporzionali al tempo disponibile. Il nodo fondamentale è proprio questo: la rinuncia. Soppesare continuamente cosa ci si stia perdendo, e se davvero “ne valga la pena” o, in un’accezione più positiva, se davvero ne valga “il gioco”.

Quando hai pensato di trasformare una tua passione in lavoro?

Solo nel momento in cui qualcuno ha visto (e creduto) in me, e mi ha rivolto una richiesta. Richiesta che per altro inizialmente ho declinato, per timori legati al peso delle responsabilità…all’inesperienza. Non mi ero mai concessa di pensare di poter “dare spago” ad alcuni progetti che custodivo nel profondo del mio Essere.

Progetti di tipo educativosocioculturali..sono sempre stata un tipo piuttosto pratico e ho imparato negli anni a far “di necessità virtù”, quindi anche ad appassionarmi a lavori tecnici ed amministrativi, molto lontani dalla creatività che sperimento e respiro ora, quotidianamente.

Adesso come ti senti? Prenderesti la stessa decisione?

L’umore è legato alla conquista o alla frustrazione del momento: dare un valore sociale ad un’attività, un’iniziativa individuale che senti che può essere realmente UTILE oltre che divertente, necessariamente implica rapporti umani di diverso tipo con interlocutori diversi: prima di tutto vengono i tuoi utenti-clienti, che hanno nei tuoi confronti delle aspettative ludiche, di risultato performativo…vogliono star bene, sentirsi bene, imparare cose nuove.

Vogliono ESSERE migliori. Significa in qualche modo nutrirli, avvincerli, attribuire loro degli obiettivi, farglieli raggiungere. Dare stimoli creativi. Divertirli. E questa è la parte stupenda. Poi..il resto del tempo lo si passa nella formazione continua, sia tecnica, relativa all’attività motoria, sia psico-somatica, si studia molto e si fa ricerca. Ci si tiene aggiornati insomma, leggendo libri, frequentando corsi..e facendo chilometri e chilometri con qualsiasi mezzo di locomozione disponibil.

La parte di programmazione delle attività è credo la più piacevole del mio attuale modo di condurre questa avventura..ma di fatto finisce con l’esserne una porzione esigua. Una fetta importante in questa fase di “esordio” è colonizzata dalle gestione burocratica e dal percorso di accreditamento che tengo a seguire a livello di certificazioni: questa è di fatto anche la parte più onerosa, sia per il peso economico che rappresenta nell’ambito delle mie risorse personali, che per l’emotività di fondo (ed ammetto che l’esperienza nell’Export è stata una bella “palestra”, in termini di problem-solving, di Pratiche e documenti da compilare..).

Nell’intraprendenza, definita la via da seguire, ogni giorno si presentano situazioni e problematiche che richiedono un intervento e delle decisioni, e sostanzialmente, ciascuna decisione è una conferma coerente ALLA DECISIONE, alla prima, quella di partire!Come mi sento? 

MI ASCOLTO. 

Elena grazie mille davvero!!

Simona Fontana

#mammachelavoro #conciliazione #mammachelavorointerviste #carouselequipe

Conoscete la teoria “Womenomics”?

Si tratta di una teoria economica creata da Kathi Maysui (analista della Golden Sachs) secondo la quale il lavoro delle donne è oggi il più importante motore dello sviluppo mondiale.

La partecipazione delle donne nel mercato del lavoro, in modo più inciso rispetto a quella attuale, consentirebbe dunque una ripresa economica dell’intera società.

Si tratta di dati concreti e certi che rappresentano il frutto di analisi e di studi approfonditi.

Guadate che valutazioni interessanti:

Dobbiamo essere prima di tutto noi consapevoli delle nostre potenzialità e del reale apporto che possiamo offrire al mondo del lavoro!

Credo che solo grazie a questa consapevolezza possiamo veramente lottare e utilizzare tutti gli strumenti che abbiamo per far valere i nostri diritti  e trovare la posizione professionale che più desideriamo e che più soddisfi le nostre esigenze.

Forza !

Simona Fontana

#mammachelavoro #conciliazione #womenomics

MATERNITA’ E PART TIME ALCUNE RIFLESSIONI….

Intervista a un imprenditore da Repubblica

Un articolo recentemente pubblicato su un sito web dedicato alle mamme mi ha spinto a pormi questa domanda,  che desidero rivolgere anche a voi.

Il part time rappresenta davvero l’unica forma di conciliazione?

In altre parole possiamo ritenerci veramente soddisfatte se, dopo la maternita`, otteniamo dal nostro datore di lavoro la trasformazione del nostro rapporto di lavoro full time in part time?

Nell’articolo che vi ho segnalato viene riportata la testimonianza molto bella e illuminante di un imprenditore che ha valorizzato all’interno della propria azienda il ruolo delle donne, riconoscendo la loro funzione chiave nella gestione delle dinamiche aziendali e delle problematiche che negli anni si erano presentate.

Il valore della maternita`

L’imprenditore intervistato sottolinea che nella sua azienda la richiesta di part time avanzata dalla lavoratrice madre veniva immediatamente accolta, in quanto si riteneva che le competenze professionali acquisite dalla donna nel corso della propria esperienza lavorativa in azienda non avrebbero subito limitazioni durante la maternità ma piuttosto sarebbero state valorizzate. Pertanto, la concessione di un part time non comportava alcuna limitazione e alcun “rischio” per l’azienda.

Il parere legale

Ascoltare storie di azienda che “vivono“ la maternità come un evento naturale della vita di ciascuna donna e che, pertanto, la incentivano e valorizzano è veramente bello e stimolante.

Personalmente però credo che l’adozione di forme di conciliazione vada ben oltre la concessione di un  part time, in quanto è innegabile che tale forma contrattuale comporta inevitabilmente una riduzione retributiva e previdenziale e talvolta una rinuncia dell’ indipendenza economica della lavoratrice mamma.

Penso, quindi, che l’idea di conciliazione famiglia lavoro debba essere intesa in modo più ampio e debba, quindi, comprendere altre misure oltre al part time che possono non comportare rilevanti investimenti economici per il datore di lavoro e, al tempo stesso, rendere piu` effettiva la conciliazione, senza creare limitazioni salariali per la donna (pensiamo ad esempio alla flessibilità degli orari in entrata e in uscita o allo  smartworking….)

Voi cosa ne pensate?

Quali misure vi piacerebbe adottasse la propria azienda ?

Simona Fontana