030 60 16 21
info@simonafontana.it

MAMMA CHE LAVORO

#MAMMACHELAVOROINTERVISTE

  1. Hai voglia di parlarci di te?

Ciao mi chiamo Patrizia sono mamma di due meravigliosi bambini di 12 anni e di 9 anni e un marito fantastico. Alla nostra famiglia si è aggiunto Coky, un cane, che abbiamo adottato due anni fa.

Sono consulente privacy e Responsabile della Protezione dei dati. In questo momento vi state chiedendo che lavoro faccio, perché i miei figli me lo chiedo di continuo: “Mamma, ma che lavoro fai?” e io rido.

Mi sono trasferita sul Lago di Garda appena sposata, lasciando Milano e un lavoro a tempo indeterminato. Durante la ricerca di lavoro tutti guardavano la mia età e l’anello al dito. Un anno di ricerca, poi mi è stata data la possibilità di un lavoro vicino casa, del quale, però, non sapevo nulla. Da un giorno all’altro mi sono trovata a gestire un ufficio e ad occuparmi di privacy….cosi` ha avuto inizio la mia “avventura”.

 

Il mio percorso di studi era stato completamente diverso. Scienze Politiche, con una specializzazione nella normativa europea. Avevo lavorato per aziende che si occupavano di programmazione europea, con esperienze in diversi Paesi. Improvvisamente, mi sono ritrovata ad iniziare un nuovo percorso. Felice, ma devo confessare che non è stato semplice.

Ho lavorato per 5 anni come dipendente. Poi la scelta nel 2012 di creare un mio studio di consulenza privacy, spinta da mio marito che mi ha sempre sostenuta in questo progetto.  Sapevo che lasciare un lavoro sicuro con orari fissi per un lavoro in proprio con due bambini ancora piccoli non sarebbe stato facile ma vedevo anche tutti i lati positivi come la flessibilita` di orari e la possibilita` di esprimere meglio le mie competenze. Uno studio che si occupasse non solo di predisporre documenti, ma che fosse anche orientato a offrire ai clienti qualcosa in più; proprio nel momento in cui il settore privacy stava nascendo. La scelta di licenziarmi e mettermi in proprio è stata complessa e ci ho pensato molto.

 

  1. Ci racconti un po` la tua giornata?

In verità mio marito si occupa dei ragazzi la mattina. Sveglia tutti. È lui che li accompagna a scuola, mentre io cerco di riordinare casa e poi .. via in ufficio o da clienti. In genere sono sempre via, passo il tempo in macchina. Faccio anche da NCC, quale mamma non ha la licenza da ncc. Perché oltre al lavoro cerco di incastrare gli impegni dei ragazzi. Basket, piscina, batteria, feste di compleanno, catechismo, vuoi non mettere la ricerca a casa di amici??! Poi la sera, rivedo i compiti e preparo la cena. Unico momento di relax per tutti è il dopo cena. In tutto questo, più volte ho cercato di impegnarmi in corsi di pilates o yoga, con scarsi risultati.

 

  1. Come e` cambiato il tuo lavoro dopo la maternita` ? (sia in termini mentali sia pratici)

E` stata una scelta condivisa con mio marito, un progetto che sapevamo ci avrebbe cambiato il modo di vivere. Avevo già rifiutato un lavoro che mi avrebbe portato lontano dall’Italia, prima del matrimonio. Ho fatto una scelta e oggi sono contenta della mia famiglia. Certamente, la maternità ha complicato un po’ le cose. Quando i bambini sono nati avevo la babysitter, l’asilo nido e la scuola materna. Un mutuo…!

Mi hanno aiutato un po’ le altre mamme, ho una lista di numeri di telefono in caso di ritardo per ritirare i bambini a scuola.

Essendo libera professionista cerco di organizzare gli appuntamenti nei giorni in cui i bambini hanno tempo lungo a scuola.

 

  1. Come si e` comportata l’azienda quando hai annunciato di essere in attesa? ( o di adottare un bimbo..)

Quando sono rimasta incinta ancora lavoravo come dipendente. Ho lavorato fino all’ottavo mese e sono rientrata appena terminata la maternità. Ho avuto la possibilità di lavorare da casa e i clienti non hanno avuto problemi. Qualcuno ancora si ricorda del mio pancione. Non nascondo le difficoltà, quando la mattina mi svegliavo e qualcuno aveva la febbre. Panico! Comunque, ancora oggi quando influenza o malanni di stagione colpiscono i piccoli, ci si organizza e io o mio marito restiamo a casa con i bimbi.

 

 

  1. Cosa ti ha spinto a cambiare lavoro o posizione in azienda? (a seconda di chi intervistiamo)

 

La mia autonomia è dipesa soprattutto dal modo di lavorare. Organizzare incontri con i clienti, cambiare l’approccio e soprattutto parlare di privacy in maniera diversa. Ho iniziato a lavorare da casa, utilizzando i canali social. Alcuni corsi li ho tenuti tranquillamente da casa, tramite skype, mentre i bambini dormivano. Avevo bisogno di qualcosa di mio. Ho creato un mio sito e le pagine social, che parlavano di privacy. Il tema del trattamento dei dati o privacy, non è semplice. Come dice il mio collega, solo i “pazzi” in questi anni sono andati avanti, credendo in questa professione. Pian piano si è formata una rete di professionisti e nuove collaborazioni.

 

  1. A distanza di qualche tempo rifaresti le stesse scelte professionali?

Si. Oggi sono molto soddisfatta del mio lavoro. È stata una mia scelta, una sfida.

 

  1. Cosa significa per te essere una “Mamma Che Lavoro”?

Una mamma che è mamma, prima di tutto, che per lavoro deve incastrare le agende di tutti e far quadrare tutti gli impegni della famiglia. Segno gli appuntamenti su telefono, pc, sulla scrivania in ufficio. Ogni tanto qualche appuntamento si sovrappone con quello di mio marito e allora scatta il piano d’emergenza, si chiama l’amica. Certo, mi è capitato di arrivare in ritardo a ritirare i bambini a scuola, con la maestra che ti guarda e ti dice: “è un po’, tanto in ritardo!” I miei figli ridono e mi guardano: “mamma sei sempre tu”. Certamente posso contare su mio marito che mi aiuta molto, è fantastico.

 

  1. Cosa auspichi per le mamme che lavorano?

Essere mamma è una bella esperienza, con tutte le problematiche che ne conseguono. Adesso mi trovo ad affrontare il periodo pre-adolescenziale. Quindi, se e` ancora bello essere mamma vi risponderò tra qualche anno.-)

Mamma che lavora, è essere soddisfatta del proprio lavoro. Lavoro sia di mamma che lavoro – lavoro.  Affrontare giornate interminabili piene di impegni, saper anche rinunciare. Le famiglie devono sempre contare sull’aiuto dei nonni, per chi li ha. In alternativa, devi darti dei limiti diventando mamma. Penso a quante si trovano nella necessità di dover chiedere un part time. Manca una politica di sostegno alle donne. Questo vale anche per chi lavora in proprio e ha un’attività. Deve esserci sempre. Non nascondo che recupero il tempo anche di notte per studiare e prepararmi ad un incontro in azienda.

 

In ogni caso ne vale sempre la  pena!!

APPROVATA LA LEGGE DI STABILITA’ 2019

Ogni anno anno inzia con l’analisi delle principali novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2019 che spesso riguardano (sopratutto negli ultimi anni)  anche il tema della conciliazione  famiglia- lavoro (a me molto caro).

Tutte le misure di cui vi avevo parlato nel post di Dicembre  http://mammachelavoro.simonafontana.it/  sono state confermate!

E come era prevedibile sono sorte diverse discussioni tra chi è  favore o chi e` contro soprattutto alla possiblità, appena introdotta, di lavorare fino al nono mese di gravidanza e, quindi, di poter usufruire del congedo di maternita` nei 5 mesi successivi al parto (ovviamente previo parere positivo di un medico convenzionato).

Credo sia difficile assumere una posizione netta e schierata di fronte a questi temi in quanto sono pienamente convinta che forme di generalizzazione siano poco efficaci e comunque non siano certamente idonee a porre fine alle effettive difficoltà legate alla conciliazione famiglia- lavoro.

A mio parere ogni situazione deve essere singolarmente considerata e valutata con estrema obiettività e chiarezza e solo sulla base di tale analisi si puo` poi decidere quale soluzione adottare in base alle proprie esigenze. La liberta` di scegliere tra piu` alternative e` comunque sicuramente un passo avanti.

Desidero segnalare un’ altra misura importante di cui non avevamo parlato nel precedente post; la legge di stabilità 2019 prevede che le aziende, che già adottano  forme di lavoro agile, devono riconoscere priorità alle richieste formulate dalle lavoratrici nei tre anni successivi alla conclusione del periodo di congedo di maternità. Si tratta di una misura importante che dimostra quanto la conciliazione inizi ad essere vista dall’azienda non più come una forma assistenziale quanto piuttosto come un vero e proprio investimento idoneo ad assicurare maggiore produttività ed efficienza.

Come sapete sono sempre a disposizione per qualsiasi dubbio o chiarimento.

Simona

#MAMMACHELAVOROINTERVISTE

Abbiamo raccolto la bellissima testimonianza di una “Mamma Che Lavoro”, avete voglia di leggerla con noi?

Iniziamo!

Hai voglia di presentarti?

Ciao mi chiamo Elisabetta, faccio l’impiegata da 20 anni nella stessa azienda (ebbene si!!aiutooo 😊) e seguo la  parte contabile.

Ho due meravigliosi bambini, Anita di 7 anni e Achille di 2 anni.

Hai qualche passione oltre ai tuoi meravigliosi bambini?

Adoro fare piccoli lavoretti creativi, infatti sono passata dalla lana, alla maglia, alla macchina da cucire…ora sono alle prese con la creazione di regali per Natale con il gesso…non vi dico i pasticci! Diciamo che questi lavoretti sono il mio modo di evadere e di rilassarmi..la mia palestra spirituale!

Hai voglia di raccontarci la tua giornata tipo?

Inizio la giornata con Achille che spesso e volentieri è nel lettone 😉 ci scambiamo mille coccole e poi lo lascio a papà Pietro, mio marito appunto, che segue tutte le procedure del “buongiorno” e si ritagliano il loro momento di “solo uomini” ed io vado a bermi un buon caffè in cucina  ..i miei quasi unici 5 momenti di relax!! 😊 impagabili.

Poi passo ad Anita. Andiamo in bagno, dove l’aiuto a lavarsi e a vestirti e spesso e volentieri non le piacciono i vestiti che la sera prima “per portarmi avanti” le ho preparato sul comodino e così inizia la discussione madre e figlia su “quello sie quello no!!”… ed io sono già stanca …. controllatina alla cartella .. colazione…e via!Entrambi escono con papà Pietro, io sistemo la casa e corro al lavoro.

Alla 13 finisco di lavorare, a volte mi fermo a fare la spesa e poi vado a casa a fare qualche lavoretto. La maggior parte delle volte ho la casa che è tutta da sistemare, lavatrice da svuotare, letti da fare, stirare ect.

Hai un “rifugio” oltre al caffe` della mattina?

Si…..Non vi nascondo che a volte mi preparo una meravigliosa vasca calda e stacco la spina per circa un’ora…. quell’ora tremenda dove in realtà dovrei essere in palestra, per essere a posto con la mia coscienza, ma attualmente le mie forze mi portano solo in bagno ad accendere l’acqua calda!! 😊

Come passano i tuoi pomeriggi?

Alle 15.30 sono all’ asilo nido a prendere il mio tesoro, grandi abbracci e via a prendere Anita che frequenta la seconda elementare.

Il più delle volte, soprattutto d’inverno, li porto tutti e due a casa e gli faccio fare la merendina.

Per intrattenere queste tre ore che mi separano dalla cena spesso e volentieri mi invento qualche lavoretto creativo, biscotti fatti in casa, pizza fatta in casa, lavoretti con le tempere, lavoretti con il gesso ect …a volte invece li metto tutti e due nella vasca e gli faccio un bagnetto dove loro i divertono come due pazzi ed io esco sempre bagnata come un pulcino… perché si sa.. i maschi sono fisici  e attivi! Ahahah

Poi si passa alla cena che è il momento più confuso ed isterico della giornata!.

Guarda caso è arrivato anche il papà che , chissà come mai, quando siamo tutti e due adulti la situazione ci sfugge sempre di controllo…boh…un mistero!.

Ceniamo e poi andiamo in salotto ….tra urla..saltelli..tv..ect. Finalmente sono le h. 21.30 e tutto si spegne! Io compresa. 😊

Preferisci leggere l’intervista di Elena di Carousel Equipe  http://mammachelavoro.simonafontana.it/

Come racconteresti il tuo lavoro?

Da 20 anni lavoro in un’azienda dove seguo la parte contabile. Dopo che è nata Anita sono passata al part-time ed ora siamo in tre impiegate. Le soddisfazioni lavorative sono purtroppo cambiate, ora non sono più io la responsabile dell’ufficio e spesso e volentieri mi sento anche l’ultima ruota del carro.

E’ frustrante dopo tanti anni , lo ammetto!.

Ma in realta` e` stata una mia scelta…..ho chiesto il part-time per seguire i miei bambini, le mie priorità,  e mi è stato subito concesso; ho chiesto di cambiare l’orario di lavoro quando sono iniziate le elementari e mi è stato concesso. So di essere stata fortunata rispetto a tante altre donne  che invece si sono trovare un muro davanti. Anche se la mia posizione lavorativa è cambiata non posso lamentarmi.

Perché come donna e come mamma sono appagata!

Vuoi conoscere le altre forme di conciliazione famiglia lavoro? (link all’articolo blog)

“Mamma che lavoro” per me significa innanzitutto che fare bene la mamma è un lavoro enorme che comporta sacrifici e rinunce ma alla fine è il lavoro più bello del mondo!

Cosa auguri alle altre Mamme Che Lavorano?

Alle mamme che lavorano auspico di trovare soddisfazione in quello che fanno , sia a livello lavorativo che nella vita privata. Perché non si riesce a fare tante cose contemporaneamente e spesso e volentieri noi mamme tendiamo a voler far tutto insieme ! …  bisogna scegliere ed essere consapevoli delle proprie scelte,  decidere di volersi bene ed essere felici perché se noi siamo felici, anche chi ci sta intorno lo è.

Ciao

Elisabetta

LEGGE DI BILANCIO 2019: IL “PACCHETTO FAMIGLIA” . Alcune riflessioni in attesa dell’approvazione definitiva.

In questi giorni si sta parlando tanto del “Pacchetto Famiglia” inserito nella Legge di Bilancio 2019.

Il testo di questo maxi-emendamento non è ancora legge, in quanto pur essendo gia` stato approvato dalla Camera deve ancora seguire l’intero iter parlamentare per l’approvazione definitiva e diventare, quindi, legge pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale. Nonostante cio` vista l’importanza dell’argomento desideriamo condividere alcune riflessioni.

In attesa dunque che possano o meno essere confermate, vediamo insieme quali misure conciliative prevede.

Desideri leggere cosa prevede attualmente il Jobs Act in materia di congedo parentale? Link al blog

 

L’emendamento affronta diversi aspetti:

 

  • Congedo di Maternita`, ossia la Maternita` Obbligatoria.

Il testo prevede la possibilità di usufruire dei 5 mesi di congedo dopo il parto. Quindi, se venisse approvata tale modifica al Testo Unico sulla Maternità e Paternità verrebbe introdotta una nuova opportunità per la madre nel senso che potrebbe usufruire del congedo di maternità non solo due o un mese (previo accertamento del medico) prima del parto e 3 mesi dopo, ma tutti i 5 mesi successivamente alla nascita del proprio figlio e, quindi, potrebbe lavorare fino al nono mese di gravidanza.

Per usufruire di tale possibilità deve però essere rilasciato un apposito certificato da un  medico facente parte del Servizio Sanitario Locale, che attesti il buono stato di salute della madre e del bambino.

  • Congedo di Paternità.

Solo per l’anno 2019 sono stati elevati a 5 i giorni di astensione obbligatoria per il papa` da usufruire nei primi 5 mesi di vita del bambino. Sembra sia stata prorogata al 2019 anche la possibilità di utilizzare un ulteriore giorni di congedo, facoltativo, da usufruire in alternativa alla madre. In altre parole se il padre vuole avvalersi di tale giorno, lo stesso viene tolto alla maternità obbligatoria.

 

  • Bonus Asilo.

Hai gia` letto l’articolo dedicato al Bonus Asilo? http://mammachelavoro.simonafontana.it/

L’importo per il triennio 2019-2021 è stato innalzato a 1.500 Euro.

Poi dal 2022 l’importo sarà determinato da un apposito decreto ministeriale da approvare entro il 2021. In ogni caso il bonus non potrà scendere sotto i 1.000 Euro.

 

Non mancheremo di aggiornarvi sull’iter di approvazione della Legge di Bilancio e, quindi sull’operatività effettiva delle misure sopra indicate.

BONUS ASILO NIDO

 

Anche per il 2019 è stato confermato il “Bonus Asilo Nido”, scopriamo insieme in che cosa consiste nello specifico.

 

Chi puo` usufruire del bonus?

Questa misura può essere usufruita dalle famiglie a prescindere dal loro reddito e quindi indipendentemente dall’Isee, in quanto la sua erogazione da parte dell’I.N.P.S. dipende solo dal possesso di alcuni specifichi requisiti.

Ne discende che tale misura risulta essere molto utilizzata e rappresenta certamente un valido supporto per le famiglie.

 

A chi si rivolge?

Il “Bonus Asilo Nido” è rivolto sia alle famiglie i cui bambini frequentano il nido (pubblico o privato) sia alle famiglie con figli affetti da gravi patologie croniche di età inferiore ai 3 anni a causa delle quali sono impossibilitati a frequentare l’asilo.

In tal caso il contributo mira, quindi, a fornire un sostegno economico per l’assistenza domiciliare.

 

Come viene erogato?

Il “Bonus Asilo Nido” usufruibile dalle famiglie di bimbi che frequentano l’asilo nido l’importo complessivo è di 1.000 euro su un totale di 11 mensilità, per un importo mensile di € 90,91.

Mentre con riguardo, invece, al bonus usufruito dalle famiglie per le cure domiciliari dei propri figli l’importo viene corrisposto al genitore richiedente in unica rata in seguito alla presentazione della documentazione medica in cui viene accertata l’impossibilità del bambino a frequentare gli asili nido in ragione di una grave patologia cronica.

La domanda deve essere inoltrata direttamente all’INPS e nella richieste deve essere indicato quale bonus si intende usufruire (Bonus Nido o Contributo per l’introduzione di forme di supporto nell’abitazione) nonché le mensilità per le quali intende ottenere il rimborso.

Inoltre deve essere allegato un documento che dimostra il pagamento almeno della prima retta relativa al primo mese di frequenza dell’asilo nido, oppure la documentazione (per i soli asili nido pubblici) che certifica l’avvenuta iscrizione.

I “Bonus Asilo Nido” vengono erogati sino ad esaurimento; e quindi, viene rispettato l’ordine di inoltro delle singole richieste e qualora sia stato raggiunto il limite di risorse stanziate, l’INPS non prenderà più in considerazione altre domande.

Per il 2018 sono stati stanziati 250.000,00 euro mentre, sebbene sia stato confermato il “Bonus Asilo Nido” per il 2019 non è ancora stato definito l’importo.

 

Requisiti richiesti?

La domanda può essere presentata dal genitore di un minore nato o adottato dal 1 gennaio 2016 in possesso dei seguenti requisiti che devono esistere al momento della domanda nonché nel corso di ogni erogazione del contributo

I requisiti consistono:

  • cittadinanza italiana;
  • cittadinanza UE;
  • permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo;
  • carte di soggiorno per familiari extracomunitari di cittadini dell’Unione europea; (art. 10, decreto legislativo 6 febbraio 2007, n. 30);
  • carta di soggiorno permanente per i familiari non aventi la cittadinanza dell’Unione europea (art. 17, d.lgs. 30/2007);
  • status di rifugiato politico o di protezione sussidiaria;
  • residenza in Italia.

 

I requisiti richiesti per poter usufruire del contributo devono sussistere durante l’intero periodo in cui si usufruisce del contributo e con riferimento al contributo per il pagamento dell’asilo nido devono essere confermati ogni mese.

 

 

Casi di decadenza del “Bonus Asilo Nido”

L’INPS interrompe l’erogazione dell’assegno a partire dal mese successivo all’effettiva conoscenza di uno dei seguenti eventi che determinano decadenza:

  • perdita della cittadinanza;
  • decesso del genitore richiedente;
  • decadenza dall’esercizio della responsabilità genitoriale;
  • affidamento esclusivo del minore al genitore che non ha presentato la domanda (affidamento del minore a terzi).

 

Tale contributo, unitamente ad altri già confermati o ancora in attesa di approvazione, rappresenta certamente un valido e importante supporto per le famiglie in cerca di efficaci soluzioni di conciliazione famiglia  lavoro.

Vuoi conoscere forme di conciliazione auspicabili? (http://mammachelavoro.simonafontana.it/  )

 

Voi ne avete usufruito nel 2019?

Raccontateci la vostra esperienza.

Grazie

Simona

Conciliazione e smartworking

In questo articolo dal titolo molto interessante “ se il lavoro è flessibile, la madre guadagna di più” vengono riportati i risultati di una ricerca condotta in Canada  dalla sociologa Sylvia Fuller,  nellaquale è emerso che nel momento in cui le aziende promuovono il lavoro flessibile, l’assunzione di donne e donne madri non rappresenta più un problema. Secondo questo studio la flessibilità non solo rende più facile per le lavoratrici svolgere bene il proprio compito, ma allevia che la preoccupazione del datore di lavoro riguardo il buon svolgimento del compito assegnato.

Lo smartworking: di cosa si tratta?

Negli ultimi tempi si parla spesso di smartworking, di aziende che hanno deciso di introdurre questa nuova modalità lavorativa, evidenziando i grandi benefici ottenuti in termini di aumento non solo della produttiva ma anche dell’efficienza ed efficacia, grazie a un una maggiore fidelizzazione del proprio dipendente.

Lo smarworking e` infatti una nuova modalita` di organizzazione del lavoro basata innanzitutto sulla flessibilità, si tratta in altri termini di lavoro agile. Alla base vi e` infatti una nuova mentalità che rappresenta il superamento della cultura che ha caratterizzato nel passato il mondo del lavoro: ossia il passaggio dal lavoro “a timbratura del cartellino ”al lavoro “per obiettivi”. Ne consegue che al lavoratore viene lasciata ampia libertà di organizzazione a patto che realizzi nei termini previsti gli obiettivi prefissati.
In altre parole  lo smartworking (o lavoro agile) non rappresenta una nuova tipologia contrattuale ma piuttosto una nuova modalità organizzativa che consente ai dipendenti di lavorare da remoto, senza la presenza fisica in ufficio .

Lo smartworker, ossia il lavoratore agile.

Lo smarkworker è un lavoratore dipendente che esegue la prestazione professionale fuori dai locali aziendali, talvolta anche per un solo giorno a settimana, mediante l’utilizzo di strumenti tecnologici per lavorare da remoto, ossia senza postazione fissa in ufficio. I benefici che ne conseguono sono molteplici in quanto il lavoratore a cui viene riconosciuta questa nuova modalita` di lavoro si sente considerato parte integrante delle scelte aziendali e valorizzato non solo a livello prettamente remunerativo (aspetto certamente importante e degno di pregio) ma anche come persona. Le sue esigenze infatti non sono percepite come il frutto di mere richieste personali del tutto avulse dalla realtà aziendale ma diventano scelte condivise e valorizzate dalla stessa azienda che le vive come necessità primaria da soddisfare per la crescita dell’azienda stessa.

Lo smartworking e i benefici per l’economia.

Lo smartworking può svolgere un ruolo determinante per stimolare l’economia; attraverso la riduzione di costi fissi per la gestione rigida di uffici e spazi di lavoro, spesso sovradimensionati e inutilizzati; le imprese possono infati liberare risorse da reinvestire nella crescita e nell’occupazione. Grazie a modalità organizzative del lavoro che prevedono agilità e flessibilità si consente inoltre a molte persone, in particolare le mamme, di poter conciliare al meglio la propria vita professionale e personale e continuare a contribuire allo sviluppo economico del Paese nel suo complesso.

Incentivare lo smartworking significa dunque ridurre i costi fissi degli uffici, liberando così risorse che le aziende possono investire nella crescita e nell’occupazione.

Lo smartworking: la normativa.

La normativa, recentemente approvata, riconosce espressamente la possibilità di stipulare un accordo scritto tra lavoratore e datore di lavoro che disciplina appunto le modalità di esercizio del lavoro agile attraverso l’utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell’attività lavorativa. Tale accordo deve essere necessariamente stipulato per iscritto e deve disciplinare, in modo preciso e puntuale, le modalità esecutive della prestazione lavorativa svolta all’esterno dei locali aziendali anche con riguardo alle forme di esercizio del potere direttivo da parte del datore di lavoro e agli strumenti utilizzati dal lavoratore.
Tale accordo può essere a tempo determinato o a tempo indeterminato e, in tal caso, il recesso può avvenire con un preavviso non inferiore a trenta giorni. Il datore di lavoro garantisce la salute e la sicurezza lavoratore che svolge la prestazione in modalità di lavoro agile e a tal fine consegna al lavoratore, con cadenza almeno annuale, un’ informativa scritta nella quale sono individuati i rischi generali e i rischi specifici connessi alla particolare modalità di esecuzione del rapporto di lavoro.
Il riconoscimento dello smartworking all’interno di un testo normativo rappresenta certamente un importante progresso in quanto dimostra che è stata posta in modo concreto e reale l’attenzione sui problemi relativi alla conciliazione. Ora sta a noi tutti cercare di assicurarne un’applicazione efficace ed efficiente.

Mi piacerebbe molto conoscere il vostro punto di vista e ascoltare le testimonianze da chi ha applicato o giovato dello smartworking

Se vi fa piacere scrivetemi.

Simona Fontana

#mammachelavoro #conciliazione #smartworking #lavoroagile

LA SITUAZIONE LAVORATIVA DELLE MAMME ITALIANE

In questi mesi ho letto due articoli per nulla rassicuranti che evidenziano come la  situazione  lavorative delle mamme italiane non sia affatto incoraggiante. Questi dati sottolineano infatti come molte donne, soprattutto con figli di età inferiore ai 6 anni, di fronte alle incessanti difficoltà di conciliare vita lavorativa e vita familiare decidono di abbandonare il proprio lavoro.

E’ inevitabile che la lettura di queste statistiche mi abbia lasciato molto perplessa: nonostante nel corso della mia professione abbia spesso riscontrato l’esistenza di molti pregiudizi riguardo alle esigenze lavorative della lavoratrice donna e mamma, vedere quanta strada si debba ancora percorre per diffondere un’ effettiva e reale “conciliazione” non e` rassicurate, ma al tempo stesso mi incoraggia a proseguire nel mio progetto.

 

Serve un cambiamento culturale!

La lentezza di questo processo di concreta attuazione della conciliazione deriva dalla necessità di intraprendere un vero e proprio “cambiamento culturale” che porti a vedere la maternità non come un limite alla carriera professionale ma bensi`come un valore aggiunto che le aziende dovrebbero valorizzare. Come ho spesso affermato la maternita`e`infatti un vero e proprio moltiplicatore di capacità e di competenza.

Desidero sempre sottolineare, quando affronto questo argomento a me caro e ormai punto nevralgico della mia professione, che la normativa italiana offre molti strumenti conciliativi, ciò che manca è proprio la consapevolezza non tanto della loro esistenza quanto piuttosto delle possibilità di applicazione.

Iniziamo dal congedo parentale a ore: disciplina e modalita` di applicazione.

Tra i vari strumenti conciliativi previsti dalla normativa oggi analizziamo il congedo parentale.

Disciplina

Il Jobs Act ha introdotto la possibilità per i papa` e  le mamme di usufruire del congedo parentale non solo a giorni o mesi ma anche a ore.

Pertanto giornate o mesi di congedo parentale possono alternarsi con giornate lavorative in cui il congedo parentale è fruito invece, in modalità oraria.

Il Jobs Act ha inoltre previsto che la tale modalità di fruizione del congedo parentale può avvenire anche qualora la contrattazione collettiva non preveda nulla a riguardo e, quindi, può essere il frutto di un accordo tra il datore di lavoro e il lavoratore.

Modalita` di applicazione.

Il genitore che richiede l’agevolazione può usufruire di un astensione dal lavoro a ore pari alla metà delle ore lavorate e pagate nel mese precedente all’inizio del congedo parentale. Il lavoratore è tenuto ad avvisare dell’assenza per congedo almeno due giorni prima per il congedo orario.

Grazie a questa nuova modalità di fruizione del congedo è veramente possibile creare delle soluzione conciliative efficienti sia per il genitore sia per il datore di lavoro.

Ricordiamoci, infatti che il congedo parentale può essere usufruito sia dalla mamma sia dal papà

Conoscevate questa possibilità?

Simona Fontana

#mammachelavoro #conciliazione

Si può svolgere un‘altra attività lavorativa durante il congedo parentale? Vediamo insieme cosa ne pensa la Corte di Cassazione.

Comprendere il monde del lavoro: il valore delle Sentenze della Corte di Cassazione.

Al fine di comprendere il mondo del lavoro è necessario oltre che, conoscere la principale normativa nazionale di riferimento, anche analizzare il contenuto delle sentenze della Corte di Cassazione che riguardano situazioni specifiche e che meritano, quindi, particolare attenzione.

Cercherò, quindi, di indicarvi quelle che per me sono maggiormente interessanti perché riguardano contesti che possiamo vivere nel nostro quotidiano.

Il congedo parentale: diritti e doveri.

Nella sentenza che vi voglio raccontare i Giudici si sono trovati a dover affrontare la questione circa la possibilità per il padre, che decide di usufruire del congedo parentale, di svolgere un’ altra attività lavorativa (ad esempio della moglie) anziché occuparsi direttamente del proprio bimbo.

Il diritto di usufruire del congedo parentale viene qualificato come diritto potestativo: tale terminologia sta ad indicare che il soggetto titolare di tale diritto (in questo caso, quindi, il genitore) ha il pieno potere di realizzare una modificazione giuridica mentre l’altra parte non può fare altro che subire tale modificazione senza poter sollevare alcuna contestazione.

Con riferimento specifico al congedo parentale ciò sta a significare che ciascuno genitore può usufruire del congedo parentale quando lo ritiene opportuno (nei termini e con le modalità ovviamente previsti dalla normativa) e il datore di lavoro non può ostacolare al genitore l’esercizio di tale diritto.

Il Giudici hanno chiarito che i datori di lavoro hanno però la possibilità di esercitare il controllo circa le modalità di esercizio di tale diritto potestativo; hanno cioè la possibilità di verificare se il lavoratore utilizza effettivamente il congedo parentale al fine di prestare “cura” al proprio bambino.

Il congedo parentale: finalita`.

La finalità specifica del congedo parentale è, infatti, quella di garantire il rapporto del padre con la prole in modo da soddisfare bisogni affettivi e relazionali del bambino al fine dell’armonico e sereno sviluppo della sua personalità e del suo inserimento nella famiglia.  Tali esigenze richiedono necessariamente la presenza del padre accanto al proprio bambino e il loro soddisfacimento è certamente precluso qualora il padre, durante il congedo svolga altre attività lavorative anche se queste possono risultare utili per una migliore organizzazione familiare.

Deve, quindi, esistere un nesso causale diretto e incontestabile tra l’assenza dal lavoro e la cura del figlio.

La sentenza.

Nella sentenza indicata i Giudici, alla luce dei principi sopra richiamati, hanno ritenuto che il licenziamento intimato dal datore di lavoro per giusta causa (ossia per non aver effettivamente utilizzato il congedo per prestare le necessarie “cure” al proprio  bimbo) fosse pienamente legittimo.

Vi indico la sentenza: Corte di Cassazione, sez. Lavoro, 11 gennaio 2018 n. 509.

A presto

Simona Fontana

#mammachelavoro #conciliazione #congedoparentale